"Il Segno d'Orlando" Villa d'Este

Orchestra Barocca de "La Vertuosa Compagnia de' Musici di Roma”, direttore: Maurizio Lopa

Jean baptiste Lully (1632 - 1687)

"Roland", tragédie en musique nata dalla collaborazione di Jean Baptiste Lully con il drammaturgo Philippe Quinault, fu rappresentata la prima volta l'8 Gennaio 1685 presso il Palazzo di Versailles. Diversamente dalla maggioranza delle opere di Lully, il Roland non è basato sulla mitologia classica, ma prende spunto dalle gesta della cavalleria medievale.

Il soggetto dell'Orlando ariostesco era perfetto per l'immagine patriottica che si voleva dare del Re, il nuovo Carlo Magno, difensore e garante della sicurezza della nazione. L'opera riflette infatti, come del resto la maggior parte dei lavori di Lully e Quinault, il pensiero del sovrano e si apre con un prologo nel corso del quale Démogorgon, il Re delle fate, tesse le lodi del Re Sole e chiede che si narrino le gesta di Roland, il paladino di Francia.

"Les Plaisirs de l'Île Enchantée". Dal 7 al 13 Maggio 1664 si organizza la prima di una serie di feste che contribuiranno a creare il mito della reggia di Versailles come luogo di magnificenze e meraviglie. I festeggiamenti sono il frutto della prima collaborazione tra Jean Baptiste Lully e Molière; sei giorni di sfilate a cavallo, lotterie, balli e spettacoli teatrali di cui i principali protagonisti sono lo stesso Luigi XIV e lo stuolo dei circa quattrocento invitati. L'isola incantata, che dà il nome alla festa, è quella di Alcina, il personaggio di Ruggiero è impersonato dallo stesso Re Sole; l'amore, l'azione e la magia del soggetto ariostesco invitano la corte al sogno.

Diversamente da come accade per l'Ariosto il dedicatario dell'opera, in questo caso il re di Francia, si trasforma in protagonista, i nobili in paladini. 

Nel corso del concerto estratti dal programma della prima giornata di festeggiamenti, le musiche eseguite nel corso del pomeriggio del 7 Maggio 1664: l'Ouverture, la "Marche de hautbois pour le dieu Pan et sa suite" e il "Rondeau pour les violons et flûtes allant à la table du Roi".

Georg Friedrich Händel (1685 - 1759) 

"Orlando”, “Ariodante”, “Alcina"

Georg Friedrich Händel mette in scena, a Londra, ben tre opere tratte dal Furioso in un brevissimo lasso di tempo: "Orlando" nel 1733, "Ariodante" nel 1734 e "Alcina" nel 1735 a testimonianza del fascino esercitato dalle trame ariostesche ad oltre due secoli dalla loro creazione. Handel è forse il compositore che meglio risponde allo spirito cosmopolita e dinamico del Furioso: nato in Germania scrive opere in stile italiano e in lingua italiana per i teatri inglesi. Ma Handel è anche un compositore-imprenditore che scrive per un pubblico pagante e se Lully nel suo "Roland" ha rimodellato il capolavoro dell'Ariosto a immagine e somiglianza di Luigi XIV, Handel lo sfrutta magnificamente per farne una perfetta macchina imprenditoriale.

Le avventure del Furioso fanno il loro ingresso nei nuovi templi della musica, i teatri d'opera, dove il pubblico è assetato di storie avventurose, romantiche e fantastiche. I balletti, i divertissement così cari alla nobiltà francese, perdono di importanza davanti alle performances delle nuove star: i virtuosi del bel canto. E, sulle trame degli eroi del poema ariostesco, scoppia a Londra una vera e propria mania per l'opera seria italiana.

Nel Furioso il materiale non manca: per l'Orlando del 1733 Handel utilizza il libretto di un'altro Orlando, quello di Carlo Sigismondo Capece scritto per l' "Orlando overo La Gelosa pazzia" musicato da Domenico Scarlatti nel 1711, ponendo al centro dell'opera il triangolo, spogliato di tutti gli elementi soprannaturali, Orlando -  Angelica - Medoro.

In Alcina, presentata il 16 Aprile 1735 alla Royal Opera House, Covent Garden di Londra , Handel sfrutta invece uno degli episodi più fantastici del Furioso, quello della maga Alcina che irretisce i cavalieri tenendoli prigionieri sulla sua isola incantata. L'estremo virtuosismo vocale ne fa uno dei capolavori di Handel e l'aria “Verdi prati, selve amene” con la quale Ruggiero da l'addio all'isola della maga, divenne subito la più celebre dell'intera opera.

Agostino Steffani (1655 - 1728) 

"Orlando Generoso” "Di tanto core è il generoso Orlando, che non degna ferir gente che dorma". Da questa frase dell'Ariosto prende il titolo l'opera, su libretto di Ortensio Mauro, "Orlando generoso" di Agostino Steffani rappresentata a Hannover nel 1691.

Come l'Ariosto artista di corte prima e diplomatico poi, Agostino Steffani è un compositore di cui si parla poco e il suo "Orlando generoso" non gode di sorte migliore. Eppure la sua musica influenzò la storia dell'Opera in Germania e giovani compositori come Telemann e Handel.

Il suo "Orlando generoso" è quasi totalmente ambientato nel favoloso Catai ed è essenzialmente un dramma psicologico tutto concentrato sulle emozioni e le relazioni tra i protagonisti prigionieri nella rete delle passioni, rete dalla quale non riescono a liberarsi.

In questo contesto la pazzia di Orlando non è altro che una forma estrema di accecamento amoroso; l'unica via di guarigione è vedere il proprio errore. E tutti i protagonisti dell'opera sono in qualche misura accecati dall'amore e dalla gelosia.

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Nicola Porpora (1686 - 1768) 

 "Angelica e Medoro”, serenata basata sui canti 18, 19 e 23 dell'Orlando Furioso, rappresenta un esempio del genere pastorale tanto in voga nella seconda metà del 1700.

Messa in musica da Nicola Porpora segna l'inizio della carriera di librettista di Pietro Metastasio; non è l'unico primato dell'opera, poichè il 4 settembre 1720 a Napoli, nel Palazzo del Principe della Torella, Antonio Carmine Caracciolo in occasione della prima rappresentazione fece il suo debutto, nel ruolo del pastorello Tirsi un allievo di canto del Porpora: il quindicenne Carlo Broschi che, con il soprannome di Farinelli diverrà poi la star indiscussa dell'opera italiana presso le corti e i teatri di tutta Europa.