LES ORDINAIRES DE LA CHAMBRE DU ROY



note di sala al concerto tenuto per la “Rassegna Clavicembalistica Internazionale”, Palazzo Annibaldeschi, Monte Compatri






I musicisti della Chambre, comprendenti i Vingt-quatre violons du roi e numerosi altri violinisti, clavicembalisti, liutisti e chitarristi, fornivano la musica per le passeggiate, le gite in barca, i riferimenti ed i balli; inoltre, ogni giorno, suonavano per il re: al mattino, quando si svegliava, durante il pranzo, nei momenti di riposo e la sera, quando si ritirava. Anche nei suoi viaggi, il re si portava sempre appresso un seguito di musicisti, spesso con una spesa notevole.

Il primo dei grandi clavecinistes, riconosciuto come fondatore della tradizione clavicembalistica francese, fu Jaques Champion de Chambonnières. Proveniente da una famiglia di musicisti di corte, egli successe al padre durante il regno di Luigi XIII, mantenendo la carica fino al 1662.

Già dal 1638 viene citato come Joueur d’épinette de la chambre du roi: fu straordinariamente famoso, e raccolse intorno a sé una schiera di allievi tra cui, con tutta probabilità, vi furono anche Louis Couperin e Jean-Henry d’Anglebert.

Di Chambonnières si conoscono 142 brani, esclusivamente a carattere di danza. Oltre 120 di questi sono raccolti nel Manoscritto Bauyn. Poco prima della sua morte, avvenuta nel 1672, egli pubblicò due libri di Pièces de clavecin (1670) contenenti 60 brani di cui solo 20 mancano nel Bauyn.

Altri clavecinistes di questo periodo furono nel contempo organisti: tra questi, Henry Dumont, maestro della cappella del re dal 1663, Joseph de la Barre, Nicolas-Antoine Lébegue,  Louis Marchand e Louis Couperin. Quest’ultimo lasciò un segno inconfondibile nella musica francese; attivo a Parigi come cembalista, organista e violista, compose almeno duecento opere prima della sua morte, avvenuta nel 1661, all’età di trentacinque anni

Organista della Chiesa di Sain Gervais, uno degli incarichi più importanti e meglio pagati nella capitale, Couperin fu anche violinista della Chambre, partecipando all’esecuzione di numerosi ballets ufficiali intorno al 1650.

Ironia vuole che la maggior parte di ciò che abbiamo della sua produzione siano i suoi 132 brani per clavicembalo, dato che la sua occupazione principale sembra sia stata quella di organista e violista; la maggior parte di queste opere sono contenute nel già citato Manoscritto Bauyn, nel Manoscritto Oldham e nel Manoscritto Parville.

Tra queste, vi sono le consuete danze, raggruppate secondo l’ordine di tonalità e genere già descritto, ma anche i Préludes non mesurés, che costituiscono una categoria a parte.


Assenti nelle raccolte di Chambonnières e nel secondo libro di Lébegue, i préludes potevano essere eseguiti all’inizio di una suite, a mò di introduzione, o come brani a sé stanti.

Il carattere di questi brani deriva evidentemente dalla prassi, molto diffusa, dell’improvvisazione sullo stile liutistico; questa caratteristica potrebbe spiegarne l’assenza  nelle opere sopra citate. La particolarità si evince anche dal sistema di notazione, che non riporta alcun riferimento ritmico o di durata, avvalendosi invece di note bianche raggruppate da grandi e piccole tenues (segni di legatura), che indicano un criterio di distribuzione del testo in agglomerati armonici sequenziali, dall’esito mai scontato . L’articolazione di queste  pièces è essenzialmente declamatoria e basata sui principi della retorica musicale.

Nessuno dei contemporanei o dei suoi immediati successori, musicisti e storiografi, ci ha tramandato la storia dell’uomo d’Anglebert. Della sua vita, operosa e discreta, sappiamo quanto i documenti conservati negli archivi ci hanno tramandato: matrimonio, battesimi dei figli, acquisti di oggetti e di patentes, richieste ufficiali, atti notarili

La sua frequentazione della corte e la stima di cui doveva godere tra i musicisti e presso il re, sono attestati da un atto veramente significativo: nello stesso 1662, d’Anglebert acquistava da Chambonnières la carica di “ Ordinaire de la Chambre du roy pour le clavessin”per 2000 livres, di cui 500 in contanti; Chambonnières conservò formalmente la carica fino alla sua morte, ma era di fatto d’Anglebert ad assicurare il servizio a corte.

Con il Tombeau de Mr. de Chambonnières, d’Anglebert scrive per il suo maestro una musica funebre come più bella non può essere immaginata. In modo del tutto diverso da Froberger, che nelle sue lamentazioni si abbandona a veri accessi di disperazione, d’Anglebert conserva, come si conviene ad un francese, contegno e dignità: non scrive un lamento in do minore, ma un omaggio in re maggiore (ibidem).


M. BRENET, Les concerts en France pendant l’ancien régime, p.67

Parigi, BN, Vm7 674

Cit.

University of California, Berkley, US,  Music Library,  MS 778



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