LES NATIONS







Note di sala per il concerto tenuto a Ragusa nell’ambito del festival internazionale “Magie Barocche” della Val di Noto


Nel 1726, con il titolo “Les Nations”, fu pubblicata a Parigi una raccolta di quattro grandi Concerti, composti ognuno di una grande Sonata in Trio all’italiana e di una Suite in stile francese.

La pubblicazione, annunciata già un anno prima  dal compositore Monsieur Couperin, porgeva al pubblico degli Amateurs una parte dei suoi “Trios”, finalmente al riparo dalla “negligéance des copistes”.

Couperin rivela infatti nell’Avëu, prefazione alla prima edizione, che delle sue Sonate vi è qualche manoscritto “répandu(s) par le monde”, poiché in effetti buona parte di queste è stata composta “..il y a quelques année…”. Con la sola eccezione de “L’Impériale”, le sonate in trio fanno parte della produzione giovanile; è lo stesso Couperin a ricordare nell’ Avëu che il suo primo approccio a questo genere fu ispirato dalla musica del “…signor Corelli, dont j’ameray les ouvres tant que je vivrai”. Con un piccolo aneddoto, Couperin racconta come presentò la prima delle sue “Sonades”

( La Françoise) al pubblico francese; conoscendone la curiosità per tutto quanto fosse nuovo e straniero, disse di aver ricevuto da un suo cugino, alle dipendenze del Re di Sardegna, il manoscritto di una sonata di un nuovo autore italiano, a cui diede per nome l’anagramma del proprio. L’opera ebbe grande successo e gli accordò, una volta svelato l’arcano, grande fama e notorietà. Con sottile ironia, Couperin scrive delle sue Sonate trent’anni dopo averle composte: dal  confronto della prima edizione a stampa con i due manoscritti superstiti, conservati a Parigi e a Lione, appare evidente come nulla, nel testo musicale, sia stato modificato, salvo qualche piccolissimo particolare; in aggiunta, però, vi è la consapevolezza del proprio ruolo di arbitro tra i gusti e gli stili, della propria capacità di naturalizzare francese una sonata italiana per celebrarvi i fasti delle quattro grandi nazioni dell’Europa musicale.

Con questa chiave di lettura, i “Pièces de Clavecin en concert” di Rameau si inseriscono in linea diretta come risposta francese alla sonata a tre italiana. Il Clavicembalo, la viola da gamba e il violino o il flauto dialogano su un piano paritario e l’intenzione drammatico-descrittiva è sempre fortemente presente.

Per la “Sonnerie de Sainte Géneviève” Marais si serve di una antica forma di variazione: sul basso ostinato ispirato alle campane della celebre chiesa parigina, la viola ed il violino dialogano con splendide acrobazie. Anche Couperin, ne “L’Espagnole”, inserisce come finale una passacaglia, danza su ostinato di origine spagnola, quasi a sottoscrivere il riferimento del titolo.


Forse non è un caso che  “L’Impériale”, opera della maturità, sia per complessità armonica e contrappuntistica così vicina al pensiero musicale tedesco: con Telemann, Gaupner, Fux e Fasch sarà rinnovata la vocazione europea alla “réunion des goûts”.

La produzione tedesca tra gli anni ‘40 e ’70 del XVIII secolo rivela una costante ricerca della fusione ideale tra le forme del concerto e della suite. L’elaborazione della sonata a tre attraverso l’alternanza per contrasto di gruppi strumentali da luogo alla nascita di una nuova struttura , che eserciterà un grosso influsso sulle scelte formali della Scuola di Mannheim.

Giovanni Benedetto Platti, nello stesso periodo, fu in Germania, alla corte di Würzburg; le sue Sonate per clavicembalo “sur le goût italien” rappresentano una delle tappe più significative del sonatismo preclassico, sia per l’utilizzo del bitematismo, sia per il linguaggio espressivo, vicino allo stile sensibile. E’ quest’ultimo l’elemento peculiare della triosonata  in sol maggiore: cantabilità e tenerezza, contrasti ed opposizioni, una trama espressiva delicata e scorrevole. Incredibilmente, gli stessi caratteri si ritrovano immutati ne “La Piémontoise”, l’ultima delle “Sonades” della raccolta; un salto indietro nella cronologia che individua e conferma la meravigliosa coerenza tra le grandi opere d’arte.



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